venerdì 14 novembre 2025

RUBRICA "I MIEI LIBRI" - John Cage "Silenzio"

 



Per la nuova rubrica "i miei libri", in cui descrivo alcuni testi di musica provenienti dalla mia biblioteca personale, ho scelto di iniziare con "Silenzio" di John Cage, il famoso testo uscito nel 1961negli Stati Uniti e pubblicato, in parte, in Italia nel 1971.
Ho cercato a lungo questo libro nella prima versione, lo presi in prestito ai tempi dell'Università per fare la mia tesi di laurea proprio sul compositore americano. Mi piaceva tutto di questo libro, la copertina, il formato curiosamente quadrato, la grafica minimale con i caratteri che sembravano scritti con una vecchia macchina da scrivere, l'impaginazione assolutamente non ortodossa dei testi ed ovviamente il contenuto. 
Qui Cage esprime alcune delle sue idee fondamentali per comprendere la sua estetica, la sua filosofia, il suo modo di vedere il mondo. La musica di Cage non è separabile dalla sua filosofia, o meglio, per lui probabilmente sono la stessa cosa. Nella sua visione zen del mondo tutti i suono sono degni di ascolto e di attenzione, qualsiasi fenomeno sonoro, che provenga da un pianoforte o da un bollitore, deve essere accolto e ascoltato come tale. Questo è noto. Il titolo del libro parla chiaro, il silenzio, nelle sue battute vuote, poste in copertina, è fondamentale. Non è assenza di suono perchè in realtà non esiste, anche questo è arcinoto. Il celebre brano "4'33"" di solo silenzio è ormai un caposaldo dell'estetica musicale, e non solo, del '900. Ma non parleremo di questo.
La cosa che mi viene in mente pensando a questo testo è che la musica di John Cage, così collegata ai suoi testi, alle sue interviste, alla sua figura di personaggio straordinario, al contesto culturale, la sua musica, dicevo, è musica concettuale. In che senso concettuale? Nel senso che richiede la presenza di un concetto per essere apprezzata? Se si pensa all'arte concettuale pensiamo a quella produzione artistica in cui l'dea alla base della produzione materiale è più importante del prodotto finale (per semplificare). Le idee esposte in questo testo sono quindi la chiave necessaria per comprendere le composizioni di Cage? Senza di loro l'ascolto è incompleto?
Qui scatta il paradosso: si e no. 
Si può ascoltare la musica di Cage senza aver letto una sola parola di questo libro o di altri scritti e interviste del compositore? Ovviamente si. La si apprezza di più conoscendo il suo pensiero musicale? Forse si e forse no. Il compositore preferirebbe che si leggesse prima i suoi testi? Io penso proprio di no.
E allora perché è importante questo testo? Perché in realtà la speculazione teorica e filosofica sulla musica ha sempre fatto parte della produzione culturale legata al mondo dei suoni. Da Platone a Boezio, dai teorici del "quadrivium" medioevale alle discussioni teoriche e linguistiche del barocco (si pensi a Monteverdi e Zarlino), dalla musica in relazione all'illuminismo, al romanticismo, all'espressionismo fino, appunto, a Cage, la musica ha sempre avuto un lato "filosofico".
La musica si ascolta, certo, ma la si vive in maniera completa, si vive uno spazio, un luogo, con altre persone, in un preciso momento storico. E' un fenomeno complesso ma non per questo difficile, anzi. La musica parla spesso in maniera diretta, ma questo non significa che sia un fenomeno semplice.
Questa dicotomia tra musica semplice e difficile però esiste. La musica di Cage è facile o difficile?
Io penso sia più facile di altra musica contemporanea proprio perché in essa si sente che il concetto che sta alla base della sua creazione è chiaro. La musica di Cage si ascolta e basta. Quale sia l'effetto che genera è indifferente: ti piace, non ti piace, ti disturba, ti annoia, ti rapisce, ti commuove. L'importante è stare nell'ascolto e, secondo Cage, accettare il cambiamento, sentirsi cambiati alla fine dell'ascolto. Tutto questo è molto Zen, me ne rendo conto, però se non ci fosse stato Cage la musica di oggi sarebbe stata molto diversa. Il coraggio di produrre una musica così anomala, diversa, fuori dal tempo a volte, questo coraggio ha avuto un suo effetto. Dopo di lui molti hanno potuto immaginare una musica nuova. Quindi alla fine da una teoria è venuta una pratica.
Alla musica si può arrivare da molti punti, c'è chi lo fa cercando una ispirazione, che passeggiando nei boschi, chi raccontando una guerra, chi leggendo un libro. 
E questo era il libro di questa puntata, un libro che genera musica già solo dalla copertina, dalla forma, dai caratteri...volendo anche dall'odore. Un libro "generativo"

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