giovedì 20 novembre 2025

RUBRICA "I MIEI LIBRI" - David Toop "Oceano di Suono"

 


Cosa succede quando un musicista, compositore e performer è allo stesso tempo scrittore, giornalista e studioso del fenomeno musicale, soprattutto dal punto di vista antropologico? E cosa succede quando tutte le conoscenze, tutte le esperienze, tutti gli ascolti e riflessioni di questo personaggio vengono letteralmente riversati all'interno di un libro? Succede che si ottiene un testo diverso da qualsiasi altro in cui la scrittura non è semplicemente analitica o musicologica, in cui i contenuti sono estremamente eterogenei (ed eterei).

Insomma, si crea un oceano. Toop scrive fondamentalmente di musica ed arte del secolo XX (la prima edizione è del 1995). Ma non scrive di una musica, di uno stile, di un luogo ma naviga, appunto, in maniera libera tra generi ed esperienze infinite, suoni elettronici, acustici e misti. Viaggia dall'Inghilterra, all'Africa, dal Giappone all'Indonesia, dal Canada alla Norvegia. Si muove e va dove gli pare, dove c'è suono lui va.

Ne esce fuori un quadro, una narrazione, non so nemmeno io cosa ne esce fuori, ma ci si trova davanti ad una ricchezza musicale e culturale sbalorditiva. Alcuni temi affrontati possono essere ricondotti alla "classica" storia della musica del '900, ma tanti altri fenomeni fanno parte di quel mondo visibile ed invisibile che è stato il mondo culturale del secolo scorso. Si parla della nascita di generi musicali che saranno fondamentali per la musica di oggi. E' impossibile sintetizzare. Se siete appassionati di qualche musica sicuramente in questo libro c'è! E' una specie di enciclopedia messa nel frullatore, senza ordini alfabetici o cronologici o geografici. Non perché l'autore non abbia potuto proporre un testo più strutturato ma perché si doveva rispettare l'elemento fondamentale del materiale trattato. Tutte le musiche presenti sono contaminate da altro, collegate ad altro, come un Micelio, la rete complessissima di funghi che popolano l'intero globo. E sono manifestazioni "fungose" quelle esposte del libro. Succede di tutto. Tutto si incrocia ma si può ricostruire a quale famiglia o ramo bio-sonoro appartiene ogni singolo prodotto musicale. 

Perché è così che si è sviluppata la musica negli ultimi anni, si sono abbattute molte separazioni ed il mondo è entrato in contatto soprattutto grazie alla rivoluzione tecnologica. Potrei continuare ad elogiarne le qualità ma per darvi un esempio più tangibile di cosa sto realmente parlando aprirò a caso, ora, il libro in alcuni punti e riporterò delle frasi su cui mi cade l'occhio o che ho precedentemente sottolineato (ho provato a mettere delle "boe" nell'oceano ma anche così non è possibile evitare il naufragio in questa varietà di correnti e flussi)...vediamo cosa peschiamo:


  • "Se Richard Maxfield non si fosse suicidato nel 1969, e se i suoi pezzi di musica elettronica non fossero così difficili da trovare, o da ascoltare, allora le nostre idee su come la musica è cambiata, ed espansa, negli ultimi trentacinque anni, potrebbero essere diverse."
  • "Steve Hillage [...] il chitarrista hippie dei Gong e produttore rock di successo [...] si stava rendendo conto che lo slancio della acid house era in grado di ricaricare più energia di quella prodotta da una batteria."
  • "..una session esplorativa di Hendrix e Dave Holland, che purtroppo venne interrotta e abbandonata perché Bright (il produttore - nota mia) e Hendrix giudicarono le proprie esecuzioni annebbiate, senza rimedio, dagli effetti del PCP (marchio registrato della fenciclidina, un sedativo usato illegalmente come allucinogeno. Nome comune: angel dust)"
  • "Il compositore e inventore di strumenti americano Harry Partch, avendo egli stesso rifiutato il temperamento uniforme, ha dedicato a questo argomento gran parte del suo, "pesante" ma arguto libro Genesis of Music."
  • Per questo motivo, in Giappone non è così raro imbattersi in stranezze così evidenti come i templi tirati su con mucchi di spazzolini da bagno, o i monaci buddisti che pregano per i microchip esauriti. Tutto è Buddha."
Che faccio? ...continuo?
Magari se siete curiosi continuate voi, lo so che sembra tutto incomprensibile però, ripeto, prendetela come un enciclopedia o una dispensa in cui andare ogni tanto a sgraffignare qualcosa, potete anche pescare alla cieca che ogni tano male non fa disorientarsi e scoprire qualcosa di nuovo, che magari avete sempre cercato, e trovarlo per caso vi darà ancora più gusto.

venerdì 14 novembre 2025

RUBRICA "I MIEI LIBRI" - John Cage "Silenzio"

 



Per la nuova rubrica "i miei libri", in cui descrivo alcuni testi di musica provenienti dalla mia biblioteca personale, ho scelto di iniziare con "Silenzio" di John Cage, il famoso testo uscito nel 1961negli Stati Uniti e pubblicato, in parte, in Italia nel 1971.
Ho cercato a lungo questo libro nella prima versione, lo presi in prestito ai tempi dell'Università per fare la mia tesi di laurea proprio sul compositore americano. Mi piaceva tutto di questo libro, la copertina, il formato curiosamente quadrato, la grafica minimale con i caratteri che sembravano scritti con una vecchia macchina da scrivere, l'impaginazione assolutamente non ortodossa dei testi ed ovviamente il contenuto. 
Qui Cage esprime alcune delle sue idee fondamentali per comprendere la sua estetica, la sua filosofia, il suo modo di vedere il mondo. La musica di Cage non è separabile dalla sua filosofia, o meglio, per lui probabilmente sono la stessa cosa. Nella sua visione zen del mondo tutti i suono sono degni di ascolto e di attenzione, qualsiasi fenomeno sonoro, che provenga da un pianoforte o da un bollitore, deve essere accolto e ascoltato come tale. Questo è noto. Il titolo del libro parla chiaro, il silenzio, nelle sue battute vuote, poste in copertina, è fondamentale. Non è assenza di suono perchè in realtà non esiste, anche questo è arcinoto. Il celebre brano "4'33"" di solo silenzio è ormai un caposaldo dell'estetica musicale, e non solo, del '900. Ma non parleremo di questo.
La cosa che mi viene in mente pensando a questo testo è che la musica di John Cage, così collegata ai suoi testi, alle sue interviste, alla sua figura di personaggio straordinario, al contesto culturale, la sua musica, dicevo, è musica concettuale. In che senso concettuale? Nel senso che richiede la presenza di un concetto per essere apprezzata? Se si pensa all'arte concettuale pensiamo a quella produzione artistica in cui l'dea alla base della produzione materiale è più importante del prodotto finale (per semplificare). Le idee esposte in questo testo sono quindi la chiave necessaria per comprendere le composizioni di Cage? Senza di loro l'ascolto è incompleto?
Qui scatta il paradosso: si e no. 
Si può ascoltare la musica di Cage senza aver letto una sola parola di questo libro o di altri scritti e interviste del compositore? Ovviamente si. La si apprezza di più conoscendo il suo pensiero musicale? Forse si e forse no. Il compositore preferirebbe che si leggesse prima i suoi testi? Io penso proprio di no.
E allora perché è importante questo testo? Perché in realtà la speculazione teorica e filosofica sulla musica ha sempre fatto parte della produzione culturale legata al mondo dei suoni. Da Platone a Boezio, dai teorici del "quadrivium" medioevale alle discussioni teoriche e linguistiche del barocco (si pensi a Monteverdi e Zarlino), dalla musica in relazione all'illuminismo, al romanticismo, all'espressionismo fino, appunto, a Cage, la musica ha sempre avuto un lato "filosofico".
La musica si ascolta, certo, ma la si vive in maniera completa, si vive uno spazio, un luogo, con altre persone, in un preciso momento storico. E' un fenomeno complesso ma non per questo difficile, anzi. La musica parla spesso in maniera diretta, ma questo non significa che sia un fenomeno semplice.
Questa dicotomia tra musica semplice e difficile però esiste. La musica di Cage è facile o difficile?
Io penso sia più facile di altra musica contemporanea proprio perché in essa si sente che il concetto che sta alla base della sua creazione è chiaro. La musica di Cage si ascolta e basta. Quale sia l'effetto che genera è indifferente: ti piace, non ti piace, ti disturba, ti annoia, ti rapisce, ti commuove. L'importante è stare nell'ascolto e, secondo Cage, accettare il cambiamento, sentirsi cambiati alla fine dell'ascolto. Tutto questo è molto Zen, me ne rendo conto, però se non ci fosse stato Cage la musica di oggi sarebbe stata molto diversa. Il coraggio di produrre una musica così anomala, diversa, fuori dal tempo a volte, questo coraggio ha avuto un suo effetto. Dopo di lui molti hanno potuto immaginare una musica nuova. Quindi alla fine da una teoria è venuta una pratica.
Alla musica si può arrivare da molti punti, c'è chi lo fa cercando una ispirazione, che passeggiando nei boschi, chi raccontando una guerra, chi leggendo un libro. 
E questo era il libro di questa puntata, un libro che genera musica già solo dalla copertina, dalla forma, dai caratteri...volendo anche dall'odore. Un libro "generativo"