Qualunque appassionato di musica sarà attratto prima o poi da questo libro. L'autore non è né un musicista (anche se si dilettava nel suonare pianoforte e violino) né un musicologo (anche se conosceva un vasto repertorio musicale) ma questo rende il presente studio forse ancora più interessante.
Non mi dilungherò sul lavoro scientifico di Sacks in ambito medico/neurologico, dal monumentale "Emicrania" (il titolo parla chiaro ed affronta un problema tuttora, credo, abbastanza misterioso) al famoso "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello" (uno dei titoli più intriganti di sempre), fino a "Risvegli" che racconta del caso straordinario di malati di encefalite letargica che venivano, appunto, risvegliati dallo stato di torpore con l'uso del farmaco L-Dopa. Dal libro è tratto il celebre film omonimo e precedentemente un opera teatrale di Harold Pinter chiamata A Kind of Alaska, forse per ironizzare sulla stato di "congelamento" in cui si trovavano i personaggi trattati.
Cosa c'entra tutto questo con la musica? C'entra e come.
Gli studi sulla psicologia della musica non sono nuovi nella letteratura scientifica, ed è dai tempi, se vogliamo andare un pò indietro nella storia, di Platone che si cerca di capire quali sono gli effetti della musica sulla nostra mente, sul nostro corpo, sul nostro umore e, volendo, sul nostro spirito. Se ne sono dette di tuti i colori. La musica ci aiuta a vivere, la musica è fondamentale per vivere in società, ma anche, la musica è dannosa, pericolosa, può deviare il nostro animo, turbarlo e bisognerebbe vietarla.
Si parla spesso degli effetti benefici della musica, a ragione. E' un fenomeno diffuso in tutte le culture di tutte le epoche di tutti i luoghi e pare che nessuno ne sia rimasto del tutto deluso. Ma qual è il potere della musica? Il vero potere, cosa è in grado di fare?
La musica, noi, come essere umani, la amiamo. La facciamo, la modelliamo, la scambiamo, la mescoliamo e ci facciamo quello che ci pare. Ma che effetto ha sul nostro cervello? Voglio dire, è possibile osservare le reazioni bio-chimiche del nostro cervello quando ascoltiamo musica, suoniamo uno strumento, balliamo, componiamo una sinfonia? In parte si, gli studi avanzano soprattutto negli ultimi 40/50 anni.
E cosa fa Sacks? Nel 2007 pubblica questo libro in cui, a grandi linee, tratta dei casi medici specifici e alquanto bizzarri, per non dire del tutto assurdi ed incredibili, in cui alcune persone o pazienti reagivano alla musica in modo del tutto unico e alle volte impossibile da spiegare, o almeno questo è lo sforzo titanico che Sacks si è posto: "riuscirò a spiegare perché un uomo che stato colpito da un fulmine in faccia ad un certo punto gli è venuta la voglia matta di ascoltare musica per pianoforte e poi ha imparato in breve tempo a suonarlo pure, il pianoforte, e non ha mai smesso, anche dopo essersi schiantato con la moto, anche dopo aver divorziato...insomma sempre??"
Ecco...come si fa a spiegare una cosa del genere? Beh, Sacks ci riesce. E lo fa con uno stile letterario accattivante e comprensibile ai più. Questo non è un testo prettamente scientifico, ma più divulgativo. Ma resta incredibilmente utile a chiunque, come dicevo, si interessi all'argomento "musica".
I casi trattati sono tanti, c'è chi sviene se sente un certo tipo di musica, chi ha attacchi epilettici collegati solo a certe musiche, chi ha i cosiddetti "tarli" musicali, delle melodie che ti si infilano nel cervello e non escono più, chi non riesce più a parlare e fare delle semplici operazioni come allacciarsi le scarpe ma suona e compone musica tranquillamente (vedi Maurice Ravel), chi sogna la musica e poi la compone, chi vede colori ed immagini quando ascolta la nota Re, chi ha un padre che si soffia il naso in Sol, chi invece della musica non gli interessa niente (come Nabokov che la definisce "una successione arbitraria di suoni più o meno irritanti"), o il caso complessissimo dell'uomo con la "memoria da un secondo", letteralmente, che però ricorda come si suona Bach, o il caso di Nietzsche (non riesco mai a scrivere correttamente il suo cognome al primo tentativo...magari vado anch'io da un neurologo) che anche dopo la Neurosifilide, una malattia di cui non voglio sapere altro, riusciva a fare delle lunghe improvvisazioni al pianoforte.
Ma il caso che più mi colpì quando lessi la prima volta il libro in questione fu quello della "sindrome di Williams". Una malattia genetica rara che comporta disturbi come dimorfismo facciale, problemi cardiaci, sviluppo cognitivo ed altre manifestazioni. Il fatto incredibile è che tutte le persone con questa sindrome hanno una ipersensibilità ai suoni ed alla musica e se le circostanze lo permettono sviluppano una enorme memoria musicale ed una grande capacità espressiva nel canto. Praticamente hanno una intelligenza musicale specifica, mentre per altre attività neurologiche di base si riscontravano enormi deficit. Come i casi di Gloria Lenhoff, Gabrielle Marion-Rivard e l'italiana Elisa Previtera, tutte con una naturale predisposizione alla musica.
Anche qui Sacks descrive la situazione in maniera precisa (molto meglio di me, abbiate pazienza). La cosa mi colpì molto. La capacità del nostro cervello di fare e fruire della musica sembra del tutto separata da altre nostre capacità, può sopravvivere e funzionare anche quando tutto il nostro organismo si mostra in difficoltà.
Siamo esseri profondamente musicali, al di là del contesto, delle nostre capacità fisiche, dei nostri difetti, addirittura oltre la nostra voglia di fare musica, siamo attraversati da questo elemento, da questa energia, siamo, forse fatti di musica, che poi sarebbe una vibrazione...ma basta con le espressioni "new-age". Leggiamo Sacks, leggiamo i testi di psicologia della musica...o anche ascoltiamo musica, e suoniamo, e balliamo.Il nostro cervello sembra fatto apposta
