mercoledì 3 giugno 2020

Una storia da ricordare ed una da dimenticare


Dicevamo...

Carlo Gesualdo, Principe di Venosa. Chi era?

In brevissimo: 
aristocratico Napoletano nato nel 1566 e morto nel 1613, uccise la moglie Maria d'Avalos e il suo amante Fabrizio Carafa. Madrigalista fra i più arditi nella sperimentazione armonica. Si sposò in seguito con Eleonora d'Este. Divenne uno dei compositori più ambigui e famosi della storia, di lui compose un omaggio Igor Stravinsky (un brano, a mio avviso, inascoltabile).

Questo lo troverete scritto un pò ovunque. Io cosa devo dire di più su di lui? In realtà ben poco, l'obiettivo di questo mio intervento vuole essere, sì, spronarvi all'ascolto dei suoi madrigali, soprattutto quelli più angoscianti! Ma c'è dell'altro.

Ad esempio:
- Lo sapevate che verso la metà del '500 ci fu una crisi economica che coinvolse i grandi feudatari del Mezzogiorno? La famiglia del nostro Carlo però se la scampò.

- Sapevate che il padre di Carlo, Fabrizio fu consigliere di Filippo II Re di Spagna? Fu mecenate ed amante delle arti, a lui venne dedicato per giunta un libro di madrigali composti da Giovanni Macque.

- Sapevate che Carlo Borromeo, Cardinale e Santo, padre della Controriforma, era lo zio di Carlo G. da parte materna (chiameremo solo qui Carlo B. il primo e Carlo G. il secondo)? Carlo B. in tutto ciò aveva una vera fobia delle donne. Detto il "Castissimo" (non sapevo si dovesse specificare di un Cardinale la propria castità, sarà stato il periodo storico, ma è sempre colpa del periodo storico!) si dice evitasse di stare in posti chiusi da solo con persone di sesso femminile.

- Sapevate che lo zio paterno di Carlo (non c'è più bisogno della G.), Alfonso, anch'esso Cardinale, partecipò a sette conclavi, pose la prima pietra della chiesa di S. Andrea della Valle a Roma e lasciò una cospicua eredità al nostro Gesualdo?

Ora, in questo contesto poteva non uscire fuori un personaggio che, sommando solo le principali influenze - tutte maschili - sarebbe con molta probabilità divenuto un musicista/uxoricida/ricco (in ordine di apparizione). È tutto molto scontato. Tutto tranne la musica di Gesualdo, che non fa sconti, e si spinge in avanti nel tempo, un esempio quasi unico; le stravaganze armoniche erano ben presenti nella musica dei suoi tempi ma lui spiazza tutti e se ne va direttamente nel XX secolo a fare compagnia agli avanguardisti.

Per aggiungere altre informazioni su Carlo G. (suona bene) possiamo dire qui che in seguito alla morte prematura del suo unico figlio Emanuele, a cui lui stesso non sopravviverà seguendolo 18 giorni dopo, la nobile casata dei Gesualdo ha termine.
Diciamo anche che un certo Torquato Tasso spedì al Principe quasi 50 componimenti poetici tentando una proficua collaborazione, ma il nostro ne mise in musica solo 8, snobbando agilmente il sommo poeta il quale aveva composto anche un sonetto proprio per lo sfortunato Emanuele.
Aggiungiamo che in seguito il Principe di Venosa si sposò niente meno che con Eleonora d'Este, sì! La grande casata dei D'Este di Ferrara già celebrata in passato da illustri musicisti, uno per tutti, Guillaume Dufay.  All'epoca i d'Este però non se la passavano bene, quindi un matrimonio con un parente di Carlo Borromeo poteva essere d'aiuto. E per concludere con un pò di folclore vale la pena riportare le parole del diplomatico Ferrarese che gli fece da guida presso i d'Este, tale Alfonso Signorelli che dirà di Gesualdo:
"Dimostra affetto napuletanissimo. [...] Raggiona molto et non dà segno alcuno, se non forse nell'effige di malenconico". 
Signorelli in seguito, descrivendo il piccolo concerto che Gesualdo tenne in serata in casa d'Este, scrisse:
"Chiaro è che l'arte è infinita. Atteggia però et si muove straordinariamente, ma tutto è gusto", concludendo con "illustre sì, ma terrone".
Al di là delle discutibili espressioni squisitamente leghiste non sembra il ritratto di un uomo dedito a martoriarsi l'animo e flagellarsi il corpo come spesso viene descritto il pio Carlo G.
Il tormento: questa la parola più utilizzata per descrivere il madrigalista assassino...lui è tormentato?! Non quelli a cui ha inflitto tormenti? Bah.



Ma arriviamo al dunque.

Tutte queste belle storielle io le ho prese pari pari da un libro! Uno di quei cosi con le pagine che non so perché mi piace spesso avere fra le mani e di cui spesso scordo il contenuto (questo è il vero motivo per cui ho iniziato a scrivere su questo Blog!)
Il libro in questione è stato scritto da Antonio Vaccaro e si intitola "Carlo Gesualdo Principe di Venosa. L'uomo e i tempi". Un libro trovato per caso, un autore sconosciuto edito da Appia Editrice di Venosa, casa editrice mai sentita prima. Io non sono propriamente un fior fiore di musicologo ma qualcosa l'ho studiata anch'io e alla fine mi ritrovo spesso gli stessi nomi davanti. Vaccaro invece no. Non ho più trovato sue tracce da nessuna parte, per cui questo è un omaggio a chi, come lui, pubblica un lavoro egregio, documentatissimo, senza romanzare niente, concentrandosi su un ampio contesto storico culturale senza farsi attirare voyeuristicamente solo dal pluri-omicidio con le immancabili ricadute patetico-estetiche sulla musica.

Grazie Antonio!
Grazie Antonio!
e ancora grazie!

Questo è il fulcro del Post! 

Spesso le storie che ricordiamo sono legate a fatti tragici, tristi, luttuosi. Si dice che l'amore felice non ha storia (non si dice, lo dice Antonio, grazie Antonio!) ma qui voglio raccontare un'altra storia, anzi due, la prima è quella di Antonio Vaccaro. In realtà ho già detto tutto, non so altro di lui, ma vorrei condividere con voi l'affetto verso di lui, Antonio, e se qualcuno dovesse conoscerlo personalmente  sarei felice di entrare in contatto con lui. Grazie anche a voi!

L'altra storia parla di un fatto tragico, triste e luttuoso che viene spesso raccontato (vedi sopra) ma mai nell'ottica giusta:
La storia di Maria d'Avalos.

Quando in passato raccontavo la storia di Gesualdo ad amici e passanti mi ritrovavo sempre col dire "..e poi ha ucciso sua moglie con l'amante...sai...all'epoca si usava così" dimenticando perfino il nome della donna in questione. Cadevo insomma nel tremendo errore di sorvolare su questioni importanti concentrandomi sul mito, sulla retorica, sulle storie d'effetto; ignorando il motivo per cui una donna in passato poteva essere uccisa brutalmente dal marito senza che nessuno fiatasse...ed in questo, amici ed amiche, nulla è cambiato, quindi non venitemi a dire che erano altri tempi! Quella aberrazione la portiamo ancora dentro.

Allora che fare? Proviamo a raccontare una storia da ricordare.

Maria d'Avalos nacque nel 1560 da Carlo d'Avalos e Sveva Gesualdo. Vi suona familiare? Si! Era la cugina di primo grado di Carlo Gesualdo. 
Il nonno di Maria, Alfonso d'Avalos fu marchese di Vasto e Pescara, fu uomo colto e poeta e scrisse il testo di quello che può essere considerato il primo vero singolo di successo di tutta la storia della musica occidentale, il madrigale Il bianco e dolce cigno, musicato da Jacob Arcadelt. Ma torniamo a Maria. La giovane marchesina si sposerà a quindici anni nel 1575 con Federico Carafa (della stessa casata del suo futuro amante ma non imparentato, a quanto pare). Il matrimonio sembra sereno e i due hanno due figli. Tre anni dopo Federico muore! Maria è sola per la prima volta. Nel 1580 si combina un altro matrimonio, con il marchese Alfonso Gioieni. Maria si trasferisce in Sicilia con il fratello, anch'esso promesso sposo con la sorella del marchese. La sfortuna li perseguita entrambi: lui perde la moglie 4 anni dopo, lei perde il marito 6 anni dopo. Si torna a Napoli e già le dicerie iniziano a tarlare la reputazione della donna.  In passato si riusciva ad addossare la colpa di una morte prematura alla giovane consorte, anche se questo fosse stato squartato in chi sà quale rocambolesca battaglia o semplicemente in seguito a qualche malanno incurabile. Lui eroe, lei mantide. E continua la storia di Maria, con il terzo matrimonio, sempre combinato, questa volta con il cugino. Sposare il proprio cugino era possibile? Con il permesso di papa Sisto V, si! (con le dovute pressioni dello zio di Maria, cardinale d'Aragona. Cardinali ne abbiamo?)
Il resto lo sapete.
Un dettaglio: I parenti di Fabrizio Carafa, amante di Maria, cercarono vendetta a lungo su Carlo Gesualdo, il quale si barricò in uno dei suoi castelli e fece addirittura abbattere un bosco per scorgere meglio l'arrivo dei sicari. Ma perché cercare vendetta per un delitto che la legge all'epoca non perseguiva? Perché ad uccidere non fu il Principe in persona ma dei servi, da lui aizzati! Vuoi mettere quanto sia più degno essere trapassati da una lama impugnata da un Principe! 

Io non so se vi è chiara la situazione ma qui stiamo parlando di un branco di matti, di leggi violente e vergognose, di uomini senza ritegno, di un periodo storico buio e caotico. In tutto questo non possiamo solo ricordarci delle belle composizioni fatte stampare dal "principe oscuro", per quanto io stesso ami i madrigali in questione. Qui c'è una storia da ricordare, quella di Maria, ed una da dimenticare, quella del pluri-omicidio effettuato da Carlo Gesualdo Principe di Venosa.
Se l'amore felice non ha storia almeno raccontiamo l'amore tragico, triste e luttuoso dal punto di vista di chi subisce e non di chi infligge.
Si! Ci piacciono tremendamente i cattivi, e continuano a farceli piacere, gli impuniti. Quanto ci galvanizza vedere qualcuno che la scampa. Volete sapere perché? Perché dentro, in fondo all'anima non c'è niente, siamo vuoti. Non c'è un idea preconfezionata di quello che è giusto o sbagliato, se ci nutriamo di bruttezza da noi verrà solo bruttezza. Se poi nasciamo con l'idea che il cattivo è forte e quindi migliore di noi allora cercheremo di essere cattivi. Lasciatemi semplificare una questione etica complessa. Marguerite Yourcenar diceva "L'alcool è come l'amore o la vecchiaia: ci si trova ciò che vi si porta", stessa cosa per l'etica. Se cresci in un ambiente che legittima la vendetta d'onore crederai di agire nel giusto. Fino a quando non arriva qualcuno che si rifiuta di seguire la "legge" prestabilita.
Questo nel caso di Maria d'Avalos non è avvenuto, tutto è filato liscio come la legge prescriveva.



Per concludere un pò di musica, non di Gesualdo ma dei Murder, duo di musica rock-sperimentale attivo a Bologna anni fa, ormai sciolto, il quale ha elaborato una composizione di Gesualdo tratta dal Quinto libro dei Madrigali: "Tu m'uccidi, oh crudele".


Grazie per l'attenzione.

Alla prossima puntata.

Non so ancora se si parlerà di monodia medioevale o di musica e magia, o di entrambe, se mi reggono le sinapsi.



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