Ora ha le sembianze di un anziano signore elegante. Entra in un piccolo Cafe ad Arcueil, a sud di Parigi, "bonjour!". Ordina qualcosa al bancone, non sappiamo se alcolico o non, si dice beva molto. La pleurite e la cirrosi epatica stanno per portarlo via da lì, da Arcueil, da Parigi, da Honfleur dove è nato, dalla Francia, dall'Europa, dal mondo.
Va via e non tornerà più, noi lo sappiamo ma lo guardiamo andare via e non lo aiuteremo. Se ne andrà da solo, solo pochi amici sapranno della sua partenza. Il compositore francese Darius Milhaud gli farà visita prima della partenza, lo saluterà in amicizia. Il primo Luglio del 1925.
Ieri
Questa volta non potrò parlare esclusivamente del compositore Erik Satie, nemmeno dell'uomo Alfred Erik Leslie-Satie ma dovrò necessariamente parlare di quell'anziano signore elegante che cammina da secoli ai confini del nostro orizzonte visivo, uditivo e narrativo.
Siamo circondati da questo orizzonte abitato da uomini e donne che hanno sfiorato gli eventi del proprio tempo lasciando però con un solo gesto leggero un solco profondo, come un aratro fatto di vetro soffiato trainato da colibrì.
Le immagini fantasiose e "surreali" non mancheranno, le macchine da scrivere, le sirene, le scimmie danzanti, le ore secolari e istantanee, Socrate, la gimnopedia, Peladan gran maestro dell'Ordine Estetico dei Rosa+Croce.
Danzano tutti intorno a lui, oggetti e persone, sulla musica di Parade
Mancano in molti: tutti gli adulatori ed i finti amici mascherati da cavalli. I critici ippopotami che non sanno pesare i suoni come lui sapeva fare. Mancano gli amatori della musica ambient ed i critici della musica ambient.
Vogliamo ascoltare la sua voce?
Non la troveremo nella sua musica, non la troveremo nelle istruzioni delle sue esecuzioni, nei suoi annunci pubblicitari immaginari, nei suoi scritti, nei suoi aforismi, la sua voce è andata via con lui e non abbiamo voluto ascoltarla perché quando parla un vecchietto strambo, un alcolista, un emarginato noi non ascoltiamo. Sorridiamo benevoli e quando andiamo via commentiamo bonariamente "che tipo!" e lo facciamo alla buona, siamo buoni, anch'io lo sono, non è questo il punto. Ma è questo il punto.
Satie è morto da solo e da allora non lo è stato più.
Il tempismo umano è sorprendente.
Io stesso scrivo qui dopo 95 anni e scrivo con spirito patetico e contrito come se volessi fare la lezione di etica ai miei sparuti lettori. Non voglio! E cerco di svincolarmi da questo, voglio parlare di quell'anziano signore elegante che è andato via, ai confini della musica, dove miliardi di esseri umani sono passati prima di lui che normalmente abbiamo dimenticato - e non potevamo fare altrimenti - ma ora fermiamoci!
Proviamo a pensare la storia della musica senza quelle personalità laterali inizialmente dimenticate e poi celebrate che non hanno fatto "in tempo" a ricevere i dovuti applausi.
Forse non c'era bisogno di applausi, forse molti di loro non hanno fatto niente per ottenere applausi. Ed è così, non si applaude chi non sale in scena, è un fatto! Ma a noi piace ripescare ogni tanto un "dimenticato" della storia e celebrarlo, riscoprirlo, svelarlo per la sua vera essenza...sempre in ritardo. Il fatto è fatto. Satie è andato. I "Mozart dimenticati" sono dimenticati.
Ebbene, la storia senza le storie dei dimenticati non esiste, così come non ci sarebbero i vivi senza i morti.
Ed i dimenticati siamo noi! Quelli che non "passano alla storia" ma sono trapassati dalla storia, un colpo di fioretto e "voilà", dimenticati! Tutti! Solo pochi si salvano e "fanno la storia", ma, badate bene, non è un problema. Basta esserne consapevoli.
La musica non deve fare la storia ed è per questo che non aggiungerò molta musica di Satie qui, ma voglio regalarvi una cosa:
Una chiave d'oro.
Con questa chiave non si aprono porte ma si chiudono!
Quando ascoltate la musica di Satie usate questa chiave magica e non si aprirà niente e rimarrete immobili davanti alla porta, immobili, pensando "e adesso?!".
E adesso niente. Siete stati fermi in attesa per pochi preziosissimi istanti, continuate ad insistere e troverete la musica di Satie.
Stringiamo.
La musica di Satie è in buona parte musica che potremmo chiamare "concettuale", ovvero una musica la cui bellezza è celata all'ascolto diretto e viene svelata solo con il supporto del pensiero.
Perché?
La musica di Satie è spesso costruita con strutture numeriche non percepibili, un pò come Bach, solo che in Bach si sente. Voi sentite il fascino aritmetico/algebrico/geometrico della musica di Bach? No?? Vergogna!
Asini! Come fate a non sentire l'eleganza matematica del Clavicembalo ben temperato? Vi manca il temperino? Io, per quanto mi riguarda, non ho idea di come si temperi un clavicembalo, ci vuole un temperino enorme ed io non posso permetterlo.
Dicevamo
Diceva John Cage
Ripetiamo: un suono ha quattro caratteristiche: frequenza, intensità, timbro e durata. Il silenzio (il rumore ambientale) possiede soltanto la durata. Una struttura musicale di tipo zero dovrà essere esattamente un tempo vuoto. Satie ha costruito almeno tre tipi di strutture a tempo vuoto:
Cosa vuol dire?
Satie scriveva 5 battute di musica "tematica" (un tema, un episodio, il soggetto di una fuga, etc.), poi 6, poi 3, 7, 3, 6, 5, creando la simmetria della figura A, oppure usava gli altri metodi (B e C) per evitare appositamente le strutture usate dai compositori in precedenza, con la differenza che se ascoltiamo una sonata di Beethoven riconosciamo la differenza rispetto ad una sonata di Mozart, ne possiamo ascoltare la diversa concezione armonica, melodica, strutturale. Qui invece non si capisce direttamente cosa sia successo alla cara vecchia forma musicale.
In soldoni.
Questa struttura musicale è concettuale, non si può ascoltare a meno che vi siate messi ad analizzare gli spartiti in questione, e questo lo pretenderebbe solo qualcuno di estremamente pretenzioso, che prima pre-tira e poi pre-tende, e tendi oggi e tendi domani e alla fine il prete si spezza.
Ed è così che la musica contemporanea non l'ascolta più nessuno, e vorrei farvi riflettere sull'assurdità di tale espressione.
La musica contemporanea non l'ascolta più nessuno
il contemporaneo che è per definizione "ora", non è più. Viene evitato. È sempre una questione di tempo, anche qui.
Ma voi avete la chiave magica dove, se vedete bene, c'è scritto:
La musica non è la porta per un luna parkDietro la porta non c'è niente ma davanti alla porta ci siete voiAscoltare è la cosa migliore che potete fareCapire è la cosa più pretenziosa che potete fareVivere in un tempo zero vuol dire fermarsi e ascoltare
La musica è sacra anche senza Kyrye Eleison, Requiem o nam myo renghe kyo. La vita di ogni essere umano è sacra anche se non ha scritto l'inno alla gioia. I morti sono sacri e sono molti di più dei vivi. Io sono sacro anche se sono vivo. Il tempo è sacro e la musica può essere la sua voce. Questa voce muta è sempre con noi. Viene cantata spesso da voci e strumenti in tutto il mondo, a volte viene cantata da un anziano signore elegante che esce da un Cafe e saluta tutti "au revoir!"
Per lui cantiamo la Messa dei Poveri
PS
Vi ricordate la chiave? Si, ora è il momento di usarla.
PPS
Avete ancora la chiave? Bene! Potete usarla ancora!


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